Settembre 2016

Ciao a tutti e a tutte, amici di Daniele,

Sono a sette ore di fuso orario di distanza — e dieci di aereo, e tre di autobus. Ma sono anche qui con voi.

Mio padre amava viaggiare, scrivere, fare fotografie, leggere, cucinare. Ma ancora di più amava condividere. Noi lo prendevamo in giro, quando per la centesima volta cominciava a raccontare: “quella volta sulla pinasse…”, o a pontificare sul tacchino di Norfolk, o l’anatra all’arancia.

Dopo una breve passione per i volatili in cucina — arrostiti, stufati, ripieni — cominciò a cercarli nei parchi, sul lago, sul tetto di casa, per fotografarli. Molti di voi conoscono le sue fotografie di viaggio, in luoghi lontani e misteriosi, fotografie che spesso mostravano l’aspetto familiare, vicino di quei luoghi.

Negli ultimi anni, invece, cercava le cose sorprendenti nel quotidiano. Comprò una guida ornitologica, la famosa Collins — ma non diventò mai ornitologo. La sua fotografia non era scienza, ma una collezione di storie.

Molte, misteriose. Come la collezione di “sassi” che teneva in casa a Bruxelles. Altre, note a tutti gli amici: come il famoso “dattero di Al-Quaeda.” Ogni sasso, ogni oggetto, era una storia — il modo più antico, forse, di raccontare e scrivere storie.

Di storie, poi, ne raccontava. Quando ero piccola, le inventava di nuove ogni sera. Con personaggi come “Marcello Nasello” (era un periodo in cui si mangiava tanto merluzzo in casa, surgelato e affumicato). Mi leggeva storie, a tavola, mentre io finivo il mio piatto e mangiavo metà del suo. Leggere a tavola — attività che era assolutamente proibita in presenza della mamma. Nonostante il divieto, mi lesse “Il Signore Degli Anelli” tutto d’un fiato.

E cominciò anche a scrivere. Due libricini. Ne leggerete uno tra poche settimane. Libri che parlano di lettura, di viaggi, di storie, del cercare la propria voce, la propria identità, nel rispetto della differenza. Sono libri acuti, divertenti, poetici, anche un po’ irriverenti.

In un brano di questi libri mio padre descrive un vecchio stregone, che vive in una casa in soffitta, circondato da libri, cimeli magici. Ogni pomeriggio racconta le sue storie ai bambini del condominio.

Non possiamo andare più a trovarlo nella sua casa (in soffitta, sia la casa di Lecco che quella di Bruxelles) o nel suo “salotto” digitale — su Facebook.

Ma possiamo continuare a condividere le sue immagini, le sue storie, tra di noi, e condividere le nostre.

Se non sono qui con voi oggi, un certo senso, è colpa sua, e della mia mamma, Maria. Con dei genitori così, che mi hanno cresciuto con viaggi e libri e disegni e storie, ovviamente sono diventata antropologa.

Ringrazio e mi complimento con tutti gli amici che portano avanti il progetto importantissimo di sostegno alla scuola di Dabaga’ nel Niger.

E che hanno avuto l’idea di farlo tramite le fotografie e storie che il babbo gli ha lasciato.

E ringrazio tutti voi per essere qui oggi, anche quelli come me che sono presenti a distanza.

Caterina Scaramelli

cate2

Caterina e Daniele in Turchia, Primavera 2015

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